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Musica: un viaggio che inizia con la vita

“Non si deve insegnare musica ai bambini per farli diventare grandi musicisti, ma perché imparino ad ascoltare e, di conseguenza, ad essere ascoltati.”

(Claudio Abbado)

Perché parliamo di musica come un viaggio che inizia con la vita? Perché la prima importante “partitura” con la quale qualsiasi essere umano entra in contatto è l’intimissimo dialogo con la madre, che inizia molto prima della nascita: suoni “interni” quali il battito cardiaco, la voce materna, il flusso sanguigno, il respiro, e suoni “esterni” percepiti attraverso le vibrazioni trasmesse dal liquido amniotico. Tutti, inconsciamente, entriamo in contatto con i suoni e con la musica che essi producono sin dalla vita prenatale.

Nel corso della gravidanza, alla quarta settimana di gestazione, compare il padiglione auricolare e dalla metà del quarto mese l’orecchio è perfettamente funzionante. L’apparato uditivo è, di fatto, il primo organo sensoriale a formarsi e il bambino nel grembo materno è sensibile ai suoni che circondano la sua mamma. L’esperienza musicale vissuta dalla madre durante la gravidanza contribuisce non solo al benessere di quest’ultima, che potrebbe vivere con maggior coinvolgimento emotivo la sua condizione, ma aiuta anche lo sviluppo generale del rapporto mamma-bambino.

musica2Alla nascita l’orecchio del bambino è pronto per percepire qualsiasi tipo di suono e riconosce la voce della madre come un suono familiare, che gli permette di sperimentare una certa continuità con l’esperienza musicale prenatale; egli, inoltre, è già sensibile, ad esempio, al forte e al piano (ovvero all’intensità di un determinato suono) e verso i 4/6 mesi comincia addirittura a riconoscere semplici melodie.

In queste poche righe abbiamo potuto constatare come la musica sia parte integrante sin da subito della vita di ognuno di noi; possiamo ora vedere il bambino da un punto di vista nuovo: un bambino musicale sin da prima della nascita, in grado di comprendere la musica così come in grado di comprendere il linguaggio parlato. Ed è proprio da questa nuova prospettiva che partiremo ad analizzare i benefici di un’esposizione precoce ed informale all’esperienza musicale, da cui tra l’altro, come dimostrato da diversi studi, il bambino potrà trarre giovamento anche nel suo futuro percorso scolastico.

Secondo Edwin E. Gordon, ricercatore, docente, autore, editor e conferenziere nel campo dell’educazione musicale, il periodo più fecondo va dalla nascita, o addirittura dal periodo prenatale, fino al compimento del diciottesimo mese di vita. È proprio in questo periodo infatti che il bambino impara attraverso l’esplorazione e la sperimentazione in prima persona: è importante quindi che gli sia permesso di muoversi liberamente all’interno di un determinato contesto, affinché possa decidere in che modo relazionarsi ai diversi oggetti, suoni e ambienti che lo circondano. È fondamentale sfruttare questo periodo, in quanto la natura fornisce al bambino una quantità sovrabbondante di cellule che, se non vengono utilizzate nel momento giusto, verranno dirottate verso un altro sistema: nel 1960 Torsen Wiesel, medico e neuroscienziato svedese, e David Hubel, medico e neuroscienziato canadese, scoprirono che coprendo con una benda un occhio di un gattino appena nato e lasciandolo coperto per diversi giorni, questo perdeva completamente la funzione visiva; analogamente, se al bambino non viene permesso di sviluppare un proprio vocabolario musicale nel periodo fecondo, le cellule destinate allo sviluppo del senso dell’udito saranno indirizzate verso un altro sistema sensoriale e nessun intervento successivo potrà sopperire a tale mancanza.

musica prenataleIl bambino non deve essere obbligato a prendere parte a determinate attività, né tanto meno ci si devono aspettare da lui risposte musicali specifiche: in questo primo periodo è sufficiente che venga esposto alla cultura musicale ed incoraggiato ad assorbirla. L’apprendimento musicale avviene in un modo molto simile a quello del linguaggio e, affinché si sviluppi, è necessaria una guida; per i piccoli l’ambito educativo principale è senza dubbio l’ambiente familiare: genitori, fratelli, sorelle sono senz’altro gli insegnanti più importanti della vita di tutti i giorni. Un genitore non deve necessariamente essere un musicista professionista per guidare i bambini nel loro avvicinamento alla musica, così come non ha bisogno di essere uno scrittore per insegnare loro a parlare.

Dal punto di vista teorico un educatore professionista specializzato in musicoterapia ha le competenze per avvicinare il bambino alla musica, utilizzando diverse strategie quali ad esempio il cantare in determinate keyality e tonality, l’utilizzare concetti quali macrobeat e microbeat per strutturare i diversi brani da proporre ai più piccoli, il presentare diversi pattern ritmici e tonali in determinati modi, l’utilizzo di tutti i vari principi della music learningtheory: potremmo soffermarci per giorni, se non mesi, ad elencare i diversi fondamenti teorici che stanno alla base delle molteplici teorie utilizzate dai musicoterapisti nel loro importantissimo lavoro con i più piccoli, ma quello che mi piacerebbe sottolineare in queste righe, più formali che teoriche, è l’importanza, nel contesto familiare, di esporre i bambini alla maggior quantità possibile di suoni nel periodo iniziale della loro vita, in quanto l’esposizione musicale in questo primo periodo è fondamentale e di estrema importanza per favorire uno sviluppo completo dell’individuo.MUSICA1

Ciò non significa che tutti diventeranno dei musicisti di fama mondiale, ma i bambini, attraverso la musica, potranno sviluppare maggior comprensione per gli altri e maggior introspezione, una più ampia capacità di alimentare la propria creatività, immaginazione e fantasia, arricchendo la loro vita e rendendola piena di significato.

Quindi cantate per i vostri bambini, cantate guardandoli negli occhi e muovendovi liberamente nello spazio che vi circonda senza imporvi limitazioni, fate ascoltare loro musica di ogni tipo, classica, moderna, contemporanea, jazz, blues o altro. Lasciate che si muovano liberamente negli ambienti in modo che possano farli loro, che possano sentirsi parte integrante di essi e dei suoni che li costituiscono; raccontate ai bambini le filastrocche, ripetetele spesso, inizieranno a sentire il ritmo che le caratterizza, perché il primo passo per lo sviluppo di un apprendimento musicale nel bambino è l’ascolto: è “solo” il primo passo, è vero, ma è fondamentale e basilare per lo sviluppo di tutti i passi successivi[1].

 

[1] Azzolini S. & Restiglian E. “Giocare con i suoni. Esperienze e scoperte musicali nella prima infanzia”, Carocci Faber, 2013
Gordon E. E. “L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare”, Edizioni Curci Milano, 2006
Biferale S. “L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare. Il bambino e la musica. L’educazione musicale secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon”, 2012
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